"Un 'attacco limitato' è una illusione. Qualsiasi azione militare da parte degli Stati Uniti, indipendentemente dalla sua origine e dal suo livello, sarà considerata l'inizio della guerra e la risposta sarà immediata, totale e senza precedenti, colpendo il cuore di Tel Aviv e tutti coloro che sostengono l'aggressore". Lo scrive in un post sul social X Ali Shamkhani, consulente politico della Guida Suprema Ali Khamenei: è l'ultima tappa di una escalation che sta nuovamente sconvolgendo il Medio Oriente nelle ultime ore.
Il presidente americano Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran perchè si sieda al tavolo delle trattative sul nucleare. "Speriamo che l'Iran negozi un accordo giusto ed equo - niente armi nucleari - che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale!", ha scritto il capo della Casa Bianca in un post sul suo social Truth. "Come ho già detto all'Iran una volta, fate un accordo! Non l'hanno fatto, e c'è stata l'operazione 'Martello di Mezzanotte', una massiccia distruzione dell'Iran", ha rimarcato Trump, ricordando il colpo ai siti nucleari iraniani del 22 giugno scorso. Il prossimo attacco "sarà molto peggiore", ha poi minacciato, facendo riferimento al recente blitz condotto contro il presidente Nicolas Maduro.
"Un'imponente armata si sta dirigendo verso l'Iran", ha scritto il tycoon, "si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln. Come per il Venezuela, è pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario". L'Iran "ha sempre accolto con favore un accordo nucleare reciprocamente vantaggioso, giusto ed equo", ha replicato Teheran con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ma, ha precisato, "le nostre coraggiose forze armate sono pronte, con il dito sul grilletto, a rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione contro la nostra amata terra, aria e mare".
Il regime degli Ayatollah sembra essere stato fiaccato dalle proteste di massa scoppiate alla fine di dicembre e proseguite per settimane, con una violenta repressione in cui, secondo la Ong Human Rights Activists, sarebbero morte almeno 6.221 persone. Per l'opposizione iraniana all'estero, il bilancio delle vittime sarebbe molto più pesante. "La differenza dalle proteste viste in passato su altri argomenti è che non hanno un modo per rispondere alle principali lamentele dei manifestanti, ovvero che la loro economia è al collasso", ha affermato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che è per questo convinto che il regime "è probabilmente più debole che mai".
Anche secondo il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il governo iraniano ha "i giorni contati": "Potrebbe essere questione di settimane, ma questo regime non ha alcuna legittimità per governare il Paese". Intanto è prevista per domani al Consiglio Ue Affari esteri la discussione sulla possibilità di inserire i pasdaran, il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc), nell'elenco delle organizzazioni terroristiche. A favore, oltre all'Italia, promotrice dell'iniziativa attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si sono già espresse Spagna e Francia, date inizialmente per contrarie.
Armada has Arrived. 3 Days Left. Will Trump Strike by Jan 31?
— Niakris.base.eth (@13_niakris) January 27, 2026
The chessboard is set.
CENTCOM officially confirmed: The USS Abraham Lincoln Carrier Strike Group is in the region.
The Polymarket odds for a "Strike by Jan 31" are reacting violently.
The question: Is this the bluff… pic.twitter.com/ow4gfUxXyj
