Cocaina via mare, l’asse Italia-Spagna dei narcos: porti aggirati, semi-sommergibili e traffici offshore

Published 3 hours ago
Source: panorama.it

Il traffico di cocaina verso l’Europa non conosce battute d’arresto. Al contrario, evolve più rapidamente dei sistemi di controllo messi in campo dagli Stati. A certificarlo è l’ultimo report Spotlight di Europol, che descrive una trasformazione profonda dei modi operandi delle organizzazioni criminali: meno container nei grandi porti, più mare aperto, più occultamento chimico e una frammentazione sistematica delle rotte. La stretta nei principali hub logistici del Nord EuropaAnversa, Rotterdam, Amburgo – ha ridotto l’efficacia dei traffici tradizionali, ma non il volume complessivo di cocaina importata. Le reti criminali hanno reagito spostando il baricentro operativo: aggirare i porti commerciali è diventata una priorità strategica. Il mare non è più solo una via di transito, ma una piattaforma criminale autonoma, dove avvengono trasferimenti, stoccaggi temporanei e operazioni di consegna. Il report documenta un uso sempre più diffuso delle navi madri, che trasportano carichi di cocaina dall’America Latina senza mai attraccare in Europa. La droga viene trasferita in alto mare su imbarcazioni più piccole – pescherecci, rimorchiatori, yacht o motoscafi ad alta velocità – oppure lasciata in punti di drop-off prestabiliti, per essere recuperata successivamente. Questa tecnica consente di ridurre drasticamente il rischio di intercettazione nei porti e di spezzare la tracciabilità logistica. Un caso citato da Europol riguarda una rete smantellata nel 2025 grazie a un’operazione internazionale guidata dalla Spagna, con il coinvolgimento di Colombia, Stati Uniti, Portogallo, Regno Unito e la Polizia giudiziaria portoghese (MAOC). Il gruppo utilizzava 11 motoscafi per prelevare la cocaina in Atlantico e trasportarla alle Isole Canarie. Nonostante l’uso di comunicazioni criptate via satellite e linguaggi in codice, l’operazione ha portato a 50 arresti e al sequestro di quasi 4 tonnellate di cocaina, dimostrando la scala industriale di questi traffici .

Il salto di qualità dei semi-sommergibili

Tra gli elementi più allarmanti emerge il ricorso ai semi-sommergibili. Un tempo utilizzati per brevi tratte in America Latina, questi mezzi sono oggi in grado di attraversare l’Atlantico grazie a miglioramenti tecnologici significativi. Nel marzo 2025, uno di questi natanti è stato intercettato vicino alle Azzorre con 6,5 tonnellate di cocaina a bordo: il più grande sequestro mai registrato nell’UE con questa modalità. Pochi mesi dopo, un altro semi-sommergibile ha trasportato oltre 3 tonnellate fino alle coste della Galizia. Mezzi a bassa firma radar, difficili da individuare e potenzialmente destinati a diventare autonomi, senza equipaggio a bordo. Secondo Europol, questa evoluzione rappresenta un punto di svolta: il mare aperto diventa uno spazio sempre più ostile per le attività di contrasto tradizionali. Di pari passo, le tecniche di occultamento hanno raggiunto livelli di sofisticazione inediti. La cocaina non viene più solo nascosta tra le merci, ma incorporata chimicamente in materiali legali come cartone, plastica, tessuti, alimenti o carbone. In alcuni casi è congelata e miscelata a prodotti come la yucca (una pianta sempreverde ornamentale), risultando invisibile agli scanner e ai cani antidroga. Europol cita indagini che hanno portato allo smantellamento di reti capaci di nascondere la cocaina in pelli di vacca, in polveri alimentari o all’interno di macchinari industriali. In un caso, 900 chili di droga erano occultati in un frantoio per pietre, rendendo necessario lo smontaggio completo dell’impianto. Altri carichi vengono fissati sotto la linea di galleggiamento delle navi e recuperati da sub professionisti all’arrivo. Metodi che allungano i tempi dei controlli e aumentano le probabilità che la droga superi indenne la prima linea difensiva. In questo scenario, Spagna e Italia assumono un ruolo centrale. La Spagna è il laboratorio operativo delle nuove rotte marittime: Andalusia, Galizia e Canarie sono diventate zone ad alta intensità criminale, dove le consegne in mare e gli sbarchi rapidi avvengono spesso con l’uso della forza. Le indagini segnalano una crescente disponibilità alla violenza per proteggere carichi dal valore di decine di milioni di euro.

L’Italia, dal canto suo, emerge come punto di approdo alternativo e hub di redistribuzione. Porti minori, scali per rinfuse e infrastrutture industriali offrono varchi meno controllati rispetto ai grandi terminal container. L’occultamento in macchinari destinati al Nord Italia e l’uso di società di comodo consentono ai carichi di inserirsi nella catena logistica legale con maggiore facilità. Secondo Europol, la convergenza tra rotte iberiche e italiane sta creando un corridoio mediterraneo ad alta resilienza criminale, difficile da monitorare e ancora più complesso da smantellare. Aggirare i porti commerciali significa anche ridurre la dipendenza da intermediari e funzionari corrotti, abbassando costi e rischi. Ma soprattutto significa ridurre le tracce finanziarie. I trasferimenti in mare spezzano la documentazione logistica, favoriscono l’uso di contante e di sistemi informali di trasferimento di valore e frammentano i profitti in micro-transazioni. Un modello che ostacola le indagini patrimoniali e rende più difficile colpire le reti nel loro complesso. La conclusione del report è molto chiara: il traffico di cocaina corre più veloce dei sistemi di contrasto tradizionali. Secondo Salvatore Calleri Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto «Il quadro delineato dal rapporto di Europol restituisce un’immagine netta e preoccupante: l’Italia si sta consolidando sempre più come snodo centrale del traffico internazionale di stupefacenti. Un ruolo che non è frutto di una percezione, ma il risultato di dinamiche strutturali — logistiche, criminali e finanziarie — ormai ben radicate. Una situazione che non può in alcun modo essere sottovalutata e che richiede risposte adeguate sul piano investigativo, giudiziario e di cooperazione internazionale». Ne consegue che, in assenza di un rafforzamento della sorveglianza marittima anche al di fuori dei grandi scali portuali, di strumenti investigativi finanziari capaci di intercettare flussi sempre più polverizzati e di un coordinamento internazionale ulteriormente potenziato, le attuali aree d’ombra sono destinate a persistere. In questo assetto criminale in evoluzione, Italia e Spagna rischiano così di consolidarsi come fulcro permanente della logistica europea della cocaina.