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1 hours ago

Algeria sotto osservazione Usa: armi russe, Polisario e l’asse che destabilizza Sahel e Nord Africa

panorama.it

Thursday, February 5, 2026

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Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti, Robert Palladino, a capo dell’Ufficio per il Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, ha chiarito che Washington sta osservando con crescente attenzione le informazioni relative a operazioni militari t...

Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti, Robert Palladino, a capo dell’Ufficio per il Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, ha chiarito che Washington sta osservando con crescente attenzione le informazioni relative a operazioni militari tra Algeria e Russia. Secondo il funzionario, tali transazioni potrebbero ricadere nel campo di applicazione del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), la normativa che consente agli Stati Uniti di imporre sanzioni ai Paesi che intrattengono rapporti significativi con il settore della difesa russo. Palladino ha ribadito che il Dipartimento di Stato considera il CAATSA uno strumento operativo a tutti gli effetti. Acquisti di questo tipo, ha spiegato, possono tradursi in conseguenze concrete, incluse misure restrittive, che restano una possibilità reale. Il tema, ha aggiunto, potrebbe essere approfondito anche in incontri riservati con i senatori, segno della rilevanza strategica attribuita al dossier.

Rispondendo alle domande sulle iniziative volte a scoraggiare Algeri dal rafforzare ulteriormente la cooperazione militare con Mosca, il funzionario ha sottolineato che Washington mantiene un dialogo con le autorità algerine sui dossier di interesse comune, pur riconoscendo l’esistenza di divergenze profonde e strutturali. In questo quadro, l’acquisizione di armamenti russi rappresenta uno dei nodi più critici del rapporto bilaterale dal punto di vista americano. «Utilizziamo l’influenza di cui disponiamo, spesso in modo discreto, per difendere i nostri interessi e cercare di porre fine a comportamenti che riteniamo inaccettabili», ha dichiarato Palladino. Un’affermazione che si inserisce nel contesto della decisione annunciata da Algeri nel febbraio 2025 di procedere all’acquisto dei caccia Su-57E, facendo dell’Algeria il primo Paese straniero a dotarsi della versione da esportazione del velivolo di quinta generazione. L’Aeronautica militare algerina impiega da anni piattaforme di progettazione russa, espressione di una cooperazione strategica consolidata con Mosca.

Ma per Washington il profilo dell’Algeria osservata speciale va ben oltre la dimensione degli approvvigionamenti militari. Algeri è da tempo un attore centrale nelle fragili geometrie del Nord Africa e del Sahel, soprattutto per il sostegno politico, finanziario e logistico garantito al Fronte Polisario. Un appoggio che dura da decenni e che alimenta una frattura permanente con il Marocco, mantenendo irrisolta la questione del Sahara Occidentale e contribuendo a una tensione regionale strutturale. Qui è bene ricordare che sul dossier del Sahara Occidentale, l’Algeria si trova oggi sempre più isolata. Stati Uniti, principali capitali europee e una parte crescente del mondo arabo hanno ormai consolidato il proprio sostegno al piano di autonomia marocchino, considerato l’unica soluzione realistica e stabilizzante. Washington ha ribadito il riconoscimento della sovranità del Marocco sul territorio, mentre Francia, Spagna e Germania si sono allineate a Rabat. In questo quadro, il sostegno al Polisario resta confinato a pochi attori, con Algeri sempre più sotto osservazione internazionale per il suo ruolo nel prolungare una crisi che incide direttamente sulla destabilizzazione del Sahel e del Nord Africa. La contrapposizione tra Algeri e Rabat ha progressivamente superato la dimensione del contenzioso territoriale, riflettendosi sugli equilibri di potere nel Sahel, un’area già segnata da instabilità cronica, presenza jihadista e fragilità statuali. In questo spazio, la competizione per influenza politica e sicurezza contribuisce a irrigidire il quadro regionale, ostacolando la costruzione di meccanismi condivisi di stabilizzazione. È proprio questa instabilità prolungata voluta dall’Algeria a incidere direttamente anche sul fronte migratorio. L’assenza di una soluzione politica definitiva nel Sahara Occidentale, unita alla fragilità del Sahel, alimenta un ecosistema in cui campi profughi, economie informali e reti di traffico umano finiscono per sovrapporsi. Le stesse direttrici che attraversano Mali, Niger e Libia vengono utilizzate tanto dai migranti quanto da trafficanti e gruppi armati, trasformando i flussi di popolazione in una leva strutturale di pressione geopolitica. Per l’Europa, questo significa subire le conseguenze dirette di equilibri regionali compromessi, con un impatto crescente sulla sicurezza del Mediterraneo centrale.

A complicare ulteriormente il quadro è il possibile innesto di attori extra-regionali. Nelle capitali occidentali cresce l’attenzione sul ruolo dell’Iran, accusato da più fonti di intelligence di aver costruito canali di contatto, diretti o indiretti, con il Polisario. Secondo queste valutazioni, Teheran — anche attraverso reti riconducibili a Hezbollah — avrebbe fornito addestramento e supporto tecnico, inserendo la questione sahrawi in una più ampia strategia di proiezione asimmetrica. La convergenza tra sostegno al Polisario, rivalità con il Marocco, instabilità del Sahel e penetrazione iraniana viene letta come un moltiplicatore di rischio in una regione già attraversata da traffici illeciti, insicurezza e pressioni migratorie. Un quadro che rafforza la percezione dell’Algeria non solo come partner complesso, ma come attore in grado di incidere in modo destabilizzante sugli equilibri regionali. La possibile attivazione di sanzioni statunitensi si inserisce infine in una fase di irrigidimento complessivo dei rapporti tra Washington e Mosca. In questo scenario, le relazioni di difesa tra la Russia e i suoi partner storici sono sottoposte a una vigilanza sempre più stringente da parte degli Stati Uniti, determinati a contenere l’espansione dell’influenza militare russa e a limitare l’apertura di nuovi fronti di instabilità lungo l’arco che va dal Nord Africa al Sahel.

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