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2 hours ago

Alcaraz doma Djokovic (tradito dall’età) e completa il Career Grand Slam

panorama.it

Sunday, February 1, 2026

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Per un set, Novak Djokovic ha ricordato al mondo perché è (probabilmente) il più grande tennista di tutti i tempi. Anticipo, velocità, cambio di direzione, precisione chirurgica: così il serbo si è aggiudicato il primo parziale 6-2, mettendo in difficoltà Carlos Alcaraz con un lungolinea di dirit...

Per un set, Novak Djokovic ha ricordato al mondo perché è (probabilmente) il più grande tennista di tutti i tempi. Anticipo, velocità, cambio di direzione, precisione chirurgica: così il serbo si è aggiudicato il primo parziale 6-2, mettendo in difficoltà Carlos Alcaraz con un lungolinea di diritto sul rovescio che lo spagnolo non riusciva a controllare. Il rovescio incostante, una bassa percentuale di punti vinti con la seconda: Alcaraz sembrava vittima di un piano tattico perfetto del serbo.

Djokovic giocava profondo, comandava gli scambi, non lasciava respiro. Sul 5-2 un dritto incrociato e una risposta in back eccezionale hanno chiuso il set. È il tennis del veterano che sa dove colpire e quando farlo. Il problema è che quel tennis richiede energia. E l’energia, a trentotto anni, non è infinita, soprattutto contro un giovane animale da maratona come Alcaraz.

Quando l’età presenta il conto

Due errori di dritto, 0-30. Il primo game del secondo set raccontava già tutto: Djokovic meno preciso, Alcaraz più aggressivo. Sul 2-1 arriva il break dello spagnolo, che alza il livello della seconda palla e comincia a dettare i ritmi. Il serbo cerca di accorciare gli scambi, gestire le forze. Ma Carlos è furbo, e fa esattamente il contrario: alza il ritmo, non gli lascia il tempo di respirare tra uno scambio e l’altro.

In un attimo arriva il doppio break. Nole non trova più il tempo sulla palla, fatica a entrare in anticipo come nel primo parziale. E Alcaraz se ne nutre, cresce mentalmente, entra in fiducia. Il calo di energia del serbo è evidente. Non è questione di qualità tecnica, quanto soprattutto di benzina nel serbatoio. E a ventidue anni, lo spagnolo ne hai ben più del trentottenne serbo. E dunque, un sonoro 6-2 che pareggia i conti e lascia presagire una partita svoltata nettamente a favore del più giovane.

Nole lotta, ma il destino è segnato

Djokovic lascia il campo per qualche minuto, prende tempo e nuova linfa. In effetti, torna più combattivo, ottiene punti quando entra la prima di servizio, annulla quattro set point. Ma sono troppi gli errori (anche non forzati): Alcaraz vince il terzo parziale 6-3 variando continuamente, facendolo correre, impedendogli di coordinarsi come vorrebbe.

Il quarto set è invece il più equilibrato in assoluto. Djokovic annulla sei palle break nel secondo game, si salva ai vantaggi sul 4-3, cerca energia dal pubblico che finalmente, dopo anni di astio sportivo, comincia ad apprezzarlo, o quantomeno a rispettarlo. Sul 4-4 ha persino una palla break, ma sbaglia il dritto. E Alcaraz si salva.

Nell’ultimo game Djokovic lascia andare a braccio qualsiasi colpo. Non ne ha più. La classe c’è, la lucidità tattica comincia a vacillare. Manca il corpo che esegua quello che la mente comanda. E contro uno come Alcaraz, che corre e colpisce come se avesse batterie infinite, non basta più quello che lo ha aiutato nelle partite più difficili della carriera: la mentalità da vincente che non molla mai. Bisogna anche avere le energie. Ma quelle, purtroppo, non ci sono più. E l’ultimo set finisce 7-5. Dopo Federer e Nadal, l’età ha presentato il conto anche a Nole.

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